CASTELNUOVO DI VAL DI CECINA
Nel lembo meridionale della provincia di Pisa, ove essa confina col territorio senese e quello grossetano, Castelnuovo di Val di Cecina, a quota 576 metri, si erge sulla pendice boreale dell’omonimo monte (metri 875 s.l.m.) circondato da estesi e lussureggianti castagneti.
A sud est del capoluogo si innalzano “le Cornate” (metri 1060 s.l.m.) e nel fondo valle scorre il torrente Pavone, affluente del fiume Cecina.
La ricchissima vegetazione varia da quella appenninica (castagni, cerri e sporadicamente faggi) alla macchia mediterranea.
Mentre il paesaggio, suggestivo e più aspro nei pressi del capoluogo, diviene più dolce e domestico nei pressi della frazioni di Leccia e Montecastelli ove le condizioni ambientali rendono da sempre più favorevole l’agricoltura e le coltivazioni tipiche della collina toscana: olivo e vite.
Presso la frazione di Sasso, ove ha inizio la vallata del fiume Cornia, sono evidenti le manifestazioni geotermiche naturali delle “putizze” che conferiscono un tocco di originalità all’intera zona.
Nonostante l’origine medioevale di Castelnuovo, Sasso, Montecastelli e Leccia (che conservano dei borghi caratteristici e relativamente intatti) sono diffusamente presenti emergenze archeologiche risalenti già al periodo etrusco e romano.
La posizione geografica di Castelnuovo, il clima gradevole nei mesi estivi, la vicinanza alla costa tirrenica, il pregio del paesaggio, nonché la presenza delle manifestazioni geotermiche e delle risorse termali determinano la naturale vocazione turistica del territorio.
Cenni storici
Abitato fin dalle epoche più remote, il territorio di Castelnuovo presenta tracce della civiltà etrusca e romana, peraltro rilevabile da numerosi toponimi latini.
Da citare perché particolarmente significativi sono il complesso termale di Sasso (terzo secolo a.c.) e la tomba etrusca della “Buca delle fate” presso Montecastelli.
In epoca longobarda si forma un ceto dominante che assume progressivamente poteri di carattere feudale.
Castelnuovo, allora chiamato Castel novo di montagna, nei documenti risalenti al secolo dodicesimo compare tra i beni della Badia di Monteverdi e successivamente diviene feudo dei conti Alberti. All’inizio del ‘200 la nobiltà locale (i Lambardi) fa guerra al conte Rinaldo e dà vita al libero comune di Castelnuovo con il sostegno e sotto l’influenza della città di Volterra.
Castelnuovo, da sempre tra i più popolosi e cospicui centri del Volterrano, conobbe nel ‘500 una fase di significativa espansione demografica.
La sua economia, per tutta l’antichità, fu legata allo sfruttamento del castagneto, alla pastorizia, alle attività minerarie e industriali.
Ai primi dell’ottocento risale l’inizio dell’attività chimica e tra il secolo diciannovesimo e ventesimo lo sfruttamento della risorsa geotermica ai fini della produzione elettrica.
Attualmente la geotermia è altresì utilizzata per il teleriscaldamento dei centri urbani con grande beneficio per la qualità dell’aria.